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Chiusura Pronto Soccorso Città della Pieve: Rifondazione comunista Alto Orvietano scrive ai sindaci e al presidente della III commissione regionale Solinas

Signori Sindaci, Signor Presidente,
il 1° marzo ha chiuso l’Ospedale e il Pronto soccorso di Città della Pieve. Dopo aver assistito ad anni di smantellamenti e depotenziamenti, con delibera n. 227 del 22.02.2017 del Direttore Generale dell’USL Umbria 1, si è sancita la fine del presidio ospedaliero. Al suo posto nasce la Casa della salute, con postazione 118 H24, Punto di prima assistenza, aumento di posti RSA, nascita di un punto di elisoccorso.
Vorremmo conoscere cosa cambia per la popolazione, in quanto i cittadini dell’alto orvietano, che sono storicamente fruitori dell’Ospedale di Città della Pieve e del Pronto Soccorso, non sono stati informati della chiusura. Poniamo quindi delle semplici domande.
Vorremmo conoscere quale casistica clinica viene trattata nel Punto di prima assistenza; vorremmo sapere, se la notte e i giorni festivi i cittadini hanno accesso al servizio di tac, di radiografia, alle analisi necessarie per inquadrare il caso clinico; vorremmo capire, nel caso in cui i cittadini non avessero accesso a questi servizi, dove si potrebbero rivolgere. Vorremmo sapere se, una volta arrivati al punto di prima assistenza di Città della Pieve, possono eventualmente essere trasferiti mediante ambulanza oppure devono farlo con mezzi propri.
Vorremmo sapere se queste prestazioni del Punto di prima assistenza sono gratuite oppure a pagamento, eventualmente quali gratuite e quali a pagamento, se i traumi sono esenti dal pagamento ticket; vorremmo sapere se il laboratorio analisi funziona ancora H24. Vorremmo sapere quante ambulanze sono attualmente a disposizione. Vorremmo sapere se l’autostrada continua ad essere servita dal 118 di Città della Pieve. Vorremmo sapere quanti medici e infermieri professionisti saranno a disposizione fra 118 e Punto di prima assistenza. Vorremmo sapere se i medici sono professionisti specializzati nell’emergenza-urgenza oppure con contratto di guardia medica. Vorremmo sapere se esiste ancora l’osservazione breve dei pazienti e di quanti posti letto si compone.
Vorremmo sapere se è ancora attiva la stroke unit “Unità di emergenza ictus”, centro di eccellenza riconosciuta in Italia, sapendo che in Italia ne sono operativi solo circa 160 su un totale di 350, e soprattutto al nord. E vorremmo sapere quanto tempo impiegano i cittadini dell’alto orvietano a giungere attualmente al primo Pronto Soccorso e al primo centro stroke unit.
Vorremmo sapere se il Day Hospital è aperto, perché dal sito istituzionale dell’USL Umbria 1 aggiornato al 02.03.2017 risulta ancora pienamente funzionante.
Chiediamo di rispondere cortesemente a queste questioni, perché a leggere dai comunicati stampa usciti successivamente all’assemblea del 21 febbraio a Città della Pieve si evince che la gestione dell’emergenza- urgenza viene potenziata addirittura con l’elisoccorso, anche notturno. Con soddisfazione del Presidente della Regione Umbria e del Sindaco di Città della Pieve. Invece noi cittadini apprendiamo il 28 febbraio con un cartello affisso alla porta dell’ospedale che il Pronto Soccorso sarà chiuso. Apprendiamo dai cittadini che si sono recati nel Punto di prima assistenza nel fine settimana, che sono stati invitati a recarsi a Castiglione del Lago perché a Città della Pieve non era possibile sottoporsi a radiografie.
Inoltre vorremmo sapere se questa chiusura rientra nella Strategia delle aree interne, che come noto, tende a rafforzare tre filoni: istruzione, sanità, mobilità nelle aree più fragili del paese, quelle meno servite, quelle a rischio spopolamento. Perché ben vengano le aperture delle Case della salute e del potenziamento dei punti 118, ma non sacrificando la chiusura di Pronto Soccorso o di centri di eccellenza. Così facendo si rende una zona ancora più vulnerabile, più povera, con gravi ripercussioni per la popolazione per l’accesso alla salute e alla cura. Un ritorno indietro: certo non si può parlare di aumento e potenziamento di servizi per le persone che vivono in queste zone (interne).
Infine, ma non meno importante, vorremmo capire cosa succederà ai lavoratori dell’azienda che prima lavoravano presso il reparto di Medicina Generale e Neurologia e di Pronto Soccorso di Città della Pieve. Ci chiediamo se saranno dichiarati in esubero, se verranno trasferiti, se erano stati informati della chiusura, se erano stati coinvolti.
Siamo certi che voi Sindaci e Presidente siate stati messi al corrente tempestivamente dai Direttori generali delle rispettive USL, e quindi ci aspettiamo una cortese risposta. Una risposta chiara, esaurente e rapida alla questioni sollevate, alla quale hanno diritto i nostri cittadini.
Al Presidente Attilio Solinas che ha seguito l’iter della chiusura dell’ospedale di Città della Pieve e del Pronto Soccorso, chiediamo inoltre quali siano state le motivazioni che hanno portato alla scelta, a nostro avviso scellerata, della chiusura del Pronto Soccorso di Città; se nella chiusura c’è stata un’attenta valutazione delle conseguenze per la salute dei cittadini che risiedono nell’alto orvietano, che a seconda di dove risiedono potrebbero impiegare oltre i 40 minuti per raggiungere il primo Pronto Soccorso, se ha valutato il disagio per i cittadini, l’intasamento dei Pronto Soccorso di Castiglione del Lago, Orvieto e Perugia. Chiediamo al Presidente di prendere una posizione chiara a riguardo, perché siamo convinti che il diritto alla salute e alla cura in quanto diritti fondamentali tutelati dalla Costituzione siano a cuore del Consigliere Regionale.
Rifondazione Comunista dell’alto orvietano esprime preoccupazione per la situazione attuale e auspica collaborazione affinché avvenga l’immediata riapertura del presidio di Pronto Soccorso di Città della Pieve, che in tanti anni è stato gestito con professionalità e dedizione, garantendo la gestione dell’emergenza-urgenza per i cittadini.

Fabro 07.03.2017

Francesco Filippi
Segretario di Rifondazione Comunista dell’Alto Orvietano
prc.fabro@gmail.com

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