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O si riporta il dibattito sui giusti binari, oppure ogni giorno avrà la sua scissione

di Elisabetta Piccolotti, tratto dal suo profilo facebook – Minoritari, aperto, basisti, largo, dialoganti, stretto, chiusi, utili, settari, innovativi, parolai, arancioni, rossi, antidemocratici, conservatori, moderni, ambiziosi, recintati, venduti, puri, ininfluenti, impuri: più che una scissione mi pare una slavina di aggettivi che non ha ancora trovato un posto in cui fermarsi né qualcosa da travolgere.
La politica è così: quando perde i verbi, i sostantivi, le congiunzioni e sopratutto la sintassi complessa, perde la capacità di parlare delle cose del mondo, di indicare una rotta con chiarezza, di sostenerla con motivazioni, di perseguirla con azioni, e rotola infine nella slavina di sé stessa come fa sempre la sinistra italiana.
Questo modo di discutere non mi appassiona ed è la negazione della politica. Credo non dica nulla a nessuno tra coloro che stamattina hanno letto il giornale perché lo hanno comperato in edicola e non perché lo avevano in rassegna stampa.
Chi sostiene che è necessario ricostruire l’alleanza con il Pd o entrare nel Pd stesso non sta bestemmiando e non va insultato. Io credo che di tutto in politica si possa discutere. Ma per discutere bisogna argomentare, andare in profondità, fare un’analisi della realtà economica e sociale che ci circonda. Servono sostantivi, tanti, astratti come le parole della filosofia politica e, tantissimi, concreti come i problemi di ogni giorno.
Dire che bisogna ricostruire l’alleanza con il Pd perché altrimenti si è minoritari ed ininfluenti equivale a non dire nulla, come è dimostrato dal fatto che nel mondo è pieno di esperienze a vocazione maggioritaria che non fanno l’alleanza con i partiti della famiglia socialista, e finisce per sembrare solo un’offesa a chi non è d’accordo. Dire che non bisogna fare l’alleanza con il Pd perché altrimenti si è dei ‘venduti’, allo stesso modo non significa nulla, e per questo – a parte alcune tastiere esasperate sui social – nessuno lo ha mai detto dalle nostre parti proprio per non offendere chi lo pensa.
Per stare insieme bisogna fermare la slavina di aggettivi piantando gli alberi delle parole serie: dignità, cambiamento, umiltà, lavoro, autonomia, pace, popolo, diritti, libertà, giustizia, reddito, onestà, salute, ambiente, clima. Facciamo politica per dare sostanza a queste parole, per legarle insieme in un progetto di società e sono queste parole, e nient’altro, a farmi dire che è impossibile oggi immaginare una sinistra, qualsiasi sinistra, che le sacrifichi sull’altare di un accordo con chi solitamente – ad oggi, in futuro vedremo e ogni cambiamento deve essere salutato come un segno di speranza – ne pronuncia altre come competitività, tagli, privatizzazione, aziendalizzazione, grandi opere, cementificazione, controllo, espatri, finanziarizzazione, profitto, produttività e così via.
O si riporta il dibattito sui giusti binari, oppure ogni giorno avrà la sua scissione, il suo veleno e il suo orizzonte sempre più grigio.
Io non ci sto. A Rimini voglio costruire un’orizzonte diverso, una sintassi diversa. Diversi dal pd che ha gestito dieci anni di crisi preoccupandosi solo della crescita del profitto privato, diversi dall’odio di Salvini, diversi dall’incapacità dei 5 stelle. Ma sopratutto diversi anche da come siamo ora, perché – come si vede in questi giorni – senza cambiare il proprio discorso la sinistra non si salva.
Ci vediamo a Rimini, abbiamo ancora tutto da scrivere.

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