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Referendum lavoro, inammissibile per l’avvocatura dello Stato

Il referendum promosso dalla Cgil per estendere la tutela reale, in caso di licenziamento dichiarato illegittimo, a tutti i datori di lavoro che occupano più di cinque dipendenti secondo l’avvocatura dello Stato è “inammissibile”. Pollice verso anche per quello sui voucher e sugli appalti. A pochi giorni dal pronunciamento della Consulta, palazzo Chigi fa sentire la propria voce attraverso un organismo ufficiale. Il parere degli avvocati non salva nulla.
Il quesito sull’articolo 18, nello specifico, “non si propone semplicemente di abrogare in tutto o in parte l’articolo 18, come
riformulato dalla legge Fornero e dal Jobs act”, ma, “in virtù di un intervento manipolativo”, delinea una disciplina del licenziamento ingiustificato “completamente nuova e diversa rispetto a quella esistente prima delle suddette riforme del 2012 e del 2015”.

L’Avvocatura generale dello Stato, per bocca di Vincenzo Nunziata che ha firmato il pronunciamento, ritiene che la formulazione del quesito “ha carattere surrettiziamente propositivo», e per questo motivo non può essere ammesso. Se passasse l’abrogazione, si avrebbe l’effetto di estendere il rimedio della reintegrazione nel posto di lavoro, in seguito a un licenziamento illegittimo, anche alle imprese che impiegano un numero di dipendenti compreso tra le 5 e le 15 unità; il che, fa notare l’Avvocatura, “costituisce un elemento di evidente novità” non solo rispetto all’attuale formulazione dell’articolo 18, ma anche, e soprattutto, rispetto al testo originario della norma, datato 1970, che ha riservato la tutela reale alle sole aziende con oltre 15 addetti.

L’Avvocatura dello Stato è critica, anche, nei confronti del quesito che punta alla cancellazione dei voucher perché “avrebbe il solo effetto di eliminare del tutto la figura del lavoro accessorio” fino a determinare un vuoto normativo.
Cartellino rosso anche sul terzo quesito della Cgil che mira a cassare le disposizioni che limitano la responsabilità in solido di appaltatore e appaltante in caso di violazioni nei confronti del lavoratore, a causa del “rischio di incertezze tra la norma e il codice civile”.

La Cgil, che per far arrivare i tre quesiti fino alla Consulta ha raccolto tre milioni di firme, in più occasioni ha sottolineato l’importanza della cancellazione dei voucher, ma ha anche detto che è pronta ad esaminare eventuali provvedimenti che siano in grado di trasformare questo strumento normativo. Il Governo, da parte sua, fa sapere che si sta ragionando su possibili interventi correttivi. Tra le ipotesi allo studio c’è quella di ridurre il tempo di spendibilità del buono, oggi fissato in un anno; e si sta ragionando anche su una semplificazione dell’attuale procedura
di tracciabilità.

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