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Almaviva Contact: “Vicenda vergognosa con molti complici”

Ricatto e rappresaglia sono i soli termini che descrivono la vicenda Almaviva Contact. La rappresaglia, con cui l’Azienda rifiuta di riaprire la trattativa per il sito di Roma, per punire chi ha osato dire di No. Il ricatto, agito in tutta la vertenza nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori, tanto del sito di Roma che di quello di Napoli: o accettate, in deroga al contratto nazionale, un altro taglio del salario ed un altro taglio dei diritti, o siete fuori da subito.

Un ricatto agito nei confronti di persone che lavorano da anni in condizioni di precarietà e con salari bassissimi, tra part-time imposto e ammortizzatori sociali.

Un ricatto agito dalla multinazionale che nel frattempo ha aperto nuove sedi in Romania e assunto con contratti interinali in altre filiali.

Sono molti i complici dell’azienda in  una vicenda che è vergognosa. A partire da chi come il governo, non ha ritenuto di dover introdurre norme capaci di contrastare effettivamente le delocalizzazioni, né di vietare il massimo ribasso o di imporre le clausole sociali, a partire dalle molte stazioni appaltanti pubbliche.

La vicenda Almavica Contact in questo contesto rischia di non essere che l’inizio dell’ulteriore deregolamentazione del settore, in una rincorsa al ribasso senza fine, in cui non esiste più neppure la possibilità di parlare di diritto al lavoro o di diritti del lavoro, ma solo di un ricatto che si fa sempre sempre più pervasivo, mentre le persone che lavorano sono ridotte alla condizione servile.

Non ci stupisce tutto questo da parte del governo dei voucher e del Jobs Act.

Ma tutta la vicenda chiede di rilanciare l’iniziativa da subito: perché vengano date risposte alle lavoratrici e ai lavoratori licenziati, per impedire che quanto accaduto dilaghi in altre situazioni, per rimettere in discussione le cause di fondo di questa situazione.

Daremo tutto il nostro sostegno alle lavoratrici e ai lavoratori dei call center,  ci batteremo per nuove regole che contrastino effettivamente le delocalizzazioni, come per nuove norme sugli appalti, come ci batteremo per cancellare le norme peggiori del Jobs Act nel prossimo importantissimo appuntamento referendario.

Vanno battute le politiche neoliberiste, che stanno portando ad una condizione di imbarbarimento senza precedenti. Vanno riaffermati i diritti del lavoro, senza i quali, non esiste democrazia.

Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista, vicepresidente della Sinistra Europea,

Roberta Fantozzi, responsabile nazionale Lavoro di Rifondazione Comunista-Sinistra Europea

30 dicembre 2016

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