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Buona scuola, Flamini/Prc: “Giannini si dimetta, riprendiamo la lotta”

La natura perversa della controriforma della scuola targata Giannini sta emergendo in questi giorni con tutta la sua evidenza. La mobilità interprovinciale di docenti e personale di segreteria altro non è che una sorta di trasferimento coatto da un capo all’altro della penisola che sta gettando tante e tanti nella disperazione. Altro che fine del precariato: un algoritmo, che non rispetta procedure di trasferimento concordate e consolidate, sta facendo diventare precari anche i docenti entrati in ruolo con la “riforma”. Ora, per la verità, siamo solo all’inizio dei danni provocati dalla “buona scuola” di Renzi. Intanto sulla gestione della riforma abbiamo assistito ad una totale sovrapposizione di ruoli e funzioni tra il governo ed il PD, al punto che nessuno ha osato contraddire il capo. Le mobilitazioni ci sono state: docenti, genitori, studenti e organizzazioni sindacali si sono impegnati in tante inziative fino ad arrivare al blocco degli scrutini. C’è stata poi l’occasione persa della raccolta firme per il referendum. Oggi però bisogna riprendere la lotta. E bisogna riprenderla perché il ruolo affidato ai dirigenti, la sostanziale aziendalizzazione della scuola, i tagli al pubblico e gli sgravi a favore delle scuole private sono elementi che mettono in discussione l’assetto democratico della scuola stessa. Certo, la scuola da più di vent’anni è sottoposta a una forte pressione, a partire dall’autonomia scolastica di Berlinguer che ha spostato i poteri verso il vertice, sostituendo la collegialità con una presunta managerialità. Ma tutto quello che di peggiore poteva essere previsto si è oggi concretizzato. Siamo di fronte allo smantellamento della scuola statale e al ritorno dell’avviamento professionale. Il governo infatti vede la scuola come una macchina per inserire persone nel mercato del lavoro. Per la verità il rapporto tra scuola e mercato del lavoro è sempre stato complesso e mai in corrispondenza lineare. Per noi la scuola deve avere il compito di formare cittadini liberi e consapevoli in grado di inserirsi con autonomia e spirito critico in qualunque ruolo nella società. Per questo pensiamo che dopo un simile disastro che mette in forse l’avvio del prossimo anno scolastico è ora che Giannini si dimetta.
Enrico Flamini, Segretario Regionale di Rifondazione comunista dell’Umbria

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