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Sanità pubblica addio

di Enrico Flamini* – Sulla sanità in Umbria abbiamo assistito per ben quattro mesi ad una sorta di resa dei conti interni al PD. Alla fine con il rientro in giunta di Barberini lo scontro è finito a tarallucci e vino senza nessun risultato concreto e visibile rispetto alle questioni che erano state poste. Sì, è vero, qualche scaramuccia è ripartita, ma niente di che.

Mentre nella nostra regione si è consumata questa farsa, il governo Renzi, così caro al PD umbro, ha messo a punto un provvedimento per definire i nuovi livelli essenziali di assistenza. Per capirsi si tratta delle prestazioni di diritto per i cittadini a carico dello Stato: l’assistenza ospedaliera, la farmaceutica, la specialistica, l’assistenza di base, i vaccini, le protesi, la prevenzione collettiva. L’ultima revisione risaliva al 2001 e, in questi anni, considerando le nuove esigenze, le Regioni più volte hanno chiesto adeguamenti, ma i vari governi non hanno mai provveduto ad una giusta copertura. Anzi, hanno tagliato sistematicamente i trasferimenti. Renzi non è stato da meno: anche ai Lea viene esteso il criterio di definanziamento adottato per il fondo sanitario nazionale.

Nel concreto il governo per i Lea ha stanziato solo 800 milioni, anche se il loro aggiornamento costa almeno 3 miliardi. Così dovranno essere le Regioni a compensare quello che manca, magari estendendo i ticket. Stiamo parlando insomma di un provvedimento che decreta la fine del sistema sanitario pubblico e universalistico. E’ iniziato il percorso per la definitiva privatizzazione della sanità, considerando che il governo prevede di ridurre nel 2019 la spesa sanitaria almeno di un punto e mezzo del Pil. Il pubblico resterà forse per gli indigenti; per chi ha un contratto e per chi potrà permetterselo si attiveranno mutue e assicurazioni private.

Su queste premesse il dato politico che emerge con chiarezza è rappresentato dal silenzio delle Regioni, Umbria compresa, di fronte ad un fatto certo: i Lea costeranno 3 miliardi e saranno finanziati solo per 800 milioni di euro. In altri tempi la nostra Regione per difendere la qualità del servizio sanitario pubblico regionale avrebbe messo in campo tutte le azioni politiche possibili. Oggi, invece, tutti zitti, la subalternità al governo Renzi è totale e al massimo può accadere che un assessore si dimetta per rientrare in giunta quattro mesi dopo con tanto di mirabolanti dichiarazioni d’intenti. Intanto, però, continua il dramma delle liste d’attesa. Renzi va fermato. Quale migliore occasione del referendum costituzionale. Votiamo e facciamo votare NO per mandare a casa il governo e costruire una nuova prospettiva, popolare e di sinistra.

*Segretario Regionale di Rifondazione comunista dell’Umbria

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