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Francia, niente da fare: Loi Travail approvata

La Loi Travail passa definitivamente con il ricorso all’articolo 49.3 della Costituzione. Lo ha annunciato ieri pomeriggio all’Assemblée Manuel Valls: se nell’arco di 24 ore (entro le 15,15 di oggi) non verrà presentata una “mozione di censura” la legge El Khomri entrerà in vigore senza ulteriori discussioni in parlamento.

L’annuncio del secondo ricorso al 49.3, già utilizzato in prima lettura all’Assemblée, è stato accolto con rabbia dalle migliaia di persone che ancora ieri, per la dodicesima volta, erano scese in piazza in Francia. A Parigi, al corteo Place d’Italie-Bastille hanno partecipato tra le 6-7mila e le 45mila persone (fonti polizia e Cgt). La destra ha lasciato l’emiciclo subito dopo l’annuncio del ricorso al 49.3, per “mettere fine a questa mascherata”, ha commentato il capogruppo Républicain, Christian Jacob, che ha dato “appuntamento” ai francesi tra nove mesi, per il ritorno della destra e la sua versione della Loi Travail, molto più liberista, approvata dal Senato, con l’abolizione delle 35 ore.

La “fronda” socialista, se raccoglie almeno 58 adesioni, potrebbe presentare una mozione di censura, con la minaccia solo virtuale di far cadere il governo “da sinistra”. In piazza, adesso ci sarà la pausa estiva (con momenti di azione, anche sul Tour de France), ma i contestatori promettono di riprendere la lotta a settembre.

La spaccatura tra quelle che Valls chiama “le due sinistre” e che considera ormai “inconciliabili”, è consumata. Dopo quattro mesi di battaglie contro la Loi Travail il bilancio è amaro: la legge è approvata, il governo è accusato di “tradimento”, mentre la destra e l’estrema destra già cantano vittoria. Per Valls, la colpa non è del governo, che ha accolto “più di 800 emendamenti” al testo iniziale, riscritto con il contributo della Cfdt. Ma gli ultimi ritocchi non sono stati sufficienti per convincere la “fronda” a votare la Loi Travail e ad evitare cosi’ il ricorso al 49.3: il governo ha rifiutato di modificare la “filosofia” della legge, in particolare l’articolo 2 e “l’inversione della gerarchia delle norme” (priorità degli accordi aziendali su quelli di categoria), ma aveva accettato un accresciuto potere degli accordi di categoria anche sui lavori usuranti e l’eguaglianza professionale tra i sessi (oltre al salario minimo, la formazione, le mutue e le qualifiche). Inoltre, aveva inserito l’apertura di trattative, settore per settore, per determinare i settori dove la priorità sarebbe rimasta agli accordi di categoria. Ma non è bastato. Per gli oppositori è tutta la riforma del codice del lavoro che deve essere ritirata. “Il governo non ha più la maggioranza – ha commentato Pierre Laurent del Pcf – è una sconfitta politica”, il ricorso al 49.3 è “una scelta anti-democratica”. Il fronte degli oppositori interni del Ps è cresciuto anche a causa del ricorso al 49.3, un mezzo per chiudere la bocca al dibattito parlamentare.

Il Ps rischia di affondare definitivamente. I socialisti hanno rinunciato alla tradizionale “università d’estate”, che avrebbe dovuto aver luogo a Nantes ad agosto, per timore di “violenze”, dopo che numerose sedi Ps sono state oggetto di aggressioni, sempre a causa della Loi Travail. Al posto, ci saranno dei “seminari”, in varie città. Il Ps, a pochi mesi dall’appuntamento di presidenziali e legislative, poco per volta di ritira, chiudendosi nel bunker dell’esercizio del potere.

Domani i socialisti saranno riuniti agli Invalides per l’omaggio della Repubblica a Michel Rocard, deceduto il 2 luglio, aperto con un discorso dell’ex segretario Cfdt Edmond Maire. Paradossalmente, oggi molti rivendicano l’eredità dell’ex primo ministro, l’uomo della “seconda sinistra”, che ha tentato di correggere il giacobinismo con i principi della socialdemocrazia. Valls, che ha iniziato la vita politica al fianco di Rocard, puo’ ricordare che i governi dall’88 al ’91 guidati dal suo “maestro” hanno stabilito un record di 49.3. Ma Rocard non aveva una maggioranza. Valls, al contrario, l’ha persa. Il riformista Rocard, che è entrato in politica denunciando le deportazioni in Algeria, che ha introdotto l’Rmi (reddito minimo) e ha pacificato la Nuova Caledonia con un accordo che tiene ancora oggi, non si riconoscerebbe nel comportamento del suo successore a Matignon, che ha optato per i metodi speditivi al posto della faticosa concertazione. Hollande, il “mitterrandiano” cosi’ lontano da Rocard, dovrà fare l’elogio dell’uomo politico che lo giudicava severamente riducendolo a “figlio dei media”.

Anna Maria Merlo – Il Manifesto

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