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Meccanici, riuscita la protesta per il contratto

Ottima adesione al primo dei due sabati di sciopero del lavoro straordinario e della flessibilita’ proclamato da Fim, Fiom e Uilm il 24 maggio scorso nell’ambito della mobilitazione per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro. Da tutto il paese si riscontra una massiccia risposta alla mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori. Una media dell’83% di adesione si e’ avuta nei siti Leonardo-Finmeccanica di Roma, Frosinone, Napoli, Foggia, Taranto, Brindisi, Firenze e Torino. Ottima anche la risposta dalle lavoratrici e dai
lavoratori Abb di Roma, Frosinone, Bergamo, Milano e Arezzo, con un’adesione media dell’85%. Cosi’ come hanno incrociato le braccia il 90% dei dipendenti della Berco di Ferrara, della Ge oil&gas di Firenze e Massa Carrara e della Electrolux di Pordenone, il 95% dei lavoratori della Ducati motor di Bologna, il 98 della Fincantieri di Ancona e l’80% della Skf di Massa Carrara e Frosinone. Adesione allo sciopero che e’ stata totale nei siti Almaviva di Roma, Arcelor di Livorno, Carraro drive tech di Padova e Brembo di Bergamo. Le iniziative di mobilitazione continueranno fino ad esaurire le 12 ore di sciopero – all’interno delle quali si svolgeranno le manifestazioni regionali dei prossimi 9, 10 e 15 giugno – e il secondo sabato di sciopero degli straordinari e della flessibilita’, il prossimo 11 giugno.

L’iniziativa dei sindacati dei metalmeccanici ha dovuto fare i conti anche con una singolare azione di contrasto degli imprenditori: “Se non scioperi ti premio”, una sorta di ritorno alle “relazioni industriali” degli anni cinquanta, quando tutto dipendeva dalla volontà del singolo “padrone”. “Quello che sta venendo avanti – sottolinea Maurizio Landini – e’ una tendenza delle imprese che, dopo la precarieta’ e il Jobs Act, vogliono superare anche il contratto nazionale di lavoro”.

Il direttore generale di Confindustria Ravenna, Marco Chimenti, rincara la dose: “Parlare non di rinnovo (del contratto nazionale, ndr), ma di rinnovamento”, dice. Il contesto, spiega Chimenti, e’ “profondamente mutato” con la crisi che ha prodotto “effetti devastanti”: dal 2007 ad oggi si e’ perso il 30% della produzione industriale, il 25% della capacita’ produttiva e quasi 300.000 posti di lavoro. Necessaria  dunque “una vera e propria ricostruzione”. E dunque l’andare verso un quadro che abbia queste caratteristiche: al contratto nazionale, prosegue Chimenti, viene assegnata “solo una diversa funzione, quella di assicurare condizioni economiche e sociali inderogabili per tutti i dipendenti”. Il resto, cioè la busta paga, va definito a livello aziendale “dove e’ possibile tenere conto delle specifiche esigenze”. Insomma ruolo regolatorio, di garanzia e tutela per il contratto nazionale; definizione delle normative per cogliere le esigenze specifiche e “distribuire la ricchezza solo quando si e’ prodotta” per quello aziendale. Ovviamente, le tute blu non possono accettare questo schema.

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