Milano, ora la sinistra deve decidersi

L’ex pupilla di Giuliano Pisapia rinunciando a guidare una lista arancione manda in frantumi il centrosinistra milanese e apre scenari inediti per la conquista di Palazzo Marino. L’ex magistrato Gherardo Colombo a questo punto potrebbe sciogliere la sua riserva e decidere di candidarsi per rappresentare tutti coloro che ancora non si sono rassegnati a dover votare per l’ex manager di Expo. Un’ipotesi che scompagina gli equilibri elettorali di una partita più aperta che mai

 

La ex pupilla di Giuliano Pisapia – il sindaco che non finisce mai di sbagliare – ha detto no. I due da qualche giorno nemmeno si parlano. Un voltafaccia poco elegante e per niente chiaro che ha mandato in frantumi anche la tomba del fu centrosinistra milanese, un posticino già poco accogliente di suo anche per i più affezionati. Francesca Balzani alla fine ha deciso di non impegnarsi in prima persona a garanzia di una lista arancione che avrebbe dovuto convincere (o turlupinare) gli elettori di sinistra così ingenui da credere ancora che abbia un senso partecipare al progetto di Beppe Sala sindaco sponsorizzato dal Pd di Renzi.

La decisione di pugnalare alle spalle i “compagni” di viaggio – Sel ancora una volta dovrà decidere a quale carro aggrapparsi per sopravvivere – ha l’unico merito di provocare un terremoto che potrebbe riservare molte sorprese. E dire che la cosiddetta giunta arancione lunedì aveva messo in scena un altro spettacolo teatrale inguardabile cantandosela e suonandosela per esaltare il passaggio di consegne da Pisapia a Sala, una scenetta da monarchia dinastica in disarmo mentre là fuori il 99% dei sudditi ha altro per la testa.

Perché allora si è sfilata? Non le bastano due interviste per dare una spiegazione credibile. Balzani non si candida ma continua a sostenere il centrosinistra, tanto per generare confusione: “Antepongo sempre il bene della collettività e chi mi conosce sa che quando arrivo ad una scelta è quella più rispondente a ciò che intendo tutelare, in questo caso il protagonismo di chi ha scelto di votarmi”. Perché niente lista? “Ho scelto l’ipotesi più concreta – ha cercato di spiegare aRadio Popolare – e cioè quella di impegnarmi su punti programmatici. Una lista non si fa evocando nostalgicamente qualcosa e mettendo lì una faccia, ma con i temi”. A saperlo prima, si potevano anche avvisare quei 20 mila che ci avevano fatto un pensiero alle primarie-farsa con risultato blindato. Magari per far tacere le malelingue che ora parlano di un impegno già contrattato con il Pd nazionale alla fine delle elezioni.

Non che il suo partito si stracci le vesti. Anzi. “Grazie per aver fatto chiarezza e per lo spirito di squadra”, così viene liquidata dal segretario milanese del Pd Pietro Bussolati. Pierfrancesco Majorino fa come se niente fosse, “andiamo avanti rispettando le scelte personali di ognuno”. Ficca il naso anche il vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini dicendo non ciò che pensa ma ciò che spera: “Non muta il quadro, la formula di coalizione immaginata è ancora assolutamente valida e con questa andremo a votare”. Significa che qualcuno si aggrapperà comunque a una lista tipo Balzani (ma senza Balzani). Nomi di spicco per restare coperti a sinistra però non ce ne sono e adesso qualche orfanello di Sel fantastica addirittura una lista guidata da San Giuliano (e vabbè).

Archiviate le chiacchiere, resta la domanda. Perché il quadro è mutato eccome. Cosa ha intenzione di fare l’ex magistrato Gherardo Colombo? Aveva detto che si sarebbe candidato ma solo a patto che non ci fosse una lista Balzani. Dunque? Chi sta coccolando la sua candidatura incrocia le dita e non si sbilancia: “Ci sta pensando seriamente, la mossa di Balzani è una condizione necessaria ma non sufficiente, non vuole fare il candidato dell’ultra sinistra, vuole rappresentare uno spettro più ampio di elettorato, la cosa è gravosa ma molti sono convinti che con la sua candidatura sia possibile occupare uno spazio politico enorme, quello rappresentato da chi non vuole votare Sala”.

Stime non se ne fanno, ma qualcuno azzarda una lista civica distinta dai partiti con potenzialità attorno al 15-17%. Percentuali solo fantasiose che però potrebbero valere un ballottaggio (senza considerare l’insidia del M5S attestato sulle medesime cifre). L’uovo di Colombo, insomma, sarebbe una risorsa ma anche un grattacapo per tutti. Per la sinistra (Prc, Lista Tsipras, Possibile) che si troverebbe costretta a convergere sull’ex magistrato accantonando l’ipotesi Curzio Maltese senza poter accampare troppe pretese. E per i milanesi di Sel, che potrebbero essere costretti all’ennesimo “contrordine compagni” dopo aver partecipato alla corsa sbagliata puntando sul cavallo sbagliato – sempre che non decidano di rimanere impagliati in una nuova lista arancione pro Sala. Si discute, senza mettersi in discussione.

Luca Fazio – il manifesto

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