Libia, gli italiani sono contro la guerra

Gli italiani sono decisamente contrari alla guerra: questo è quello che emerge da un sondaggio condotto da Ixè per Agorà. Secondo quanto riportato, l’81% della popolazione italiana è contraria ad un “attacco militare in Libia”, contro un 14% di favorevoli e un 5% di “indecisi”. Un dato che il Governo non può trascurare, alla luce dei tragici avvenimenti di questi ultimi giorni, ossia l’uccisione dei due tecnici della Bonatti in uno scontro a fuoco – Failla e Piano – e la fuga salvifica degli altri due – Calcagno e Pollicardo. Tutti e quattro erano stati rapiti lo scorso 20 luglio nei pressi di Mellitah – vicino Tripoli – da un commando dell’Isis.

Dopo le dichiarazioni dei giorni scorsi, che non lasciavano dubbi in merito ad un imminente intervento militare in Libia contro l’Isis da parte della comunità internazionale con il ruolo guida dell’Italia (“Se richiesto, pronti a intervento” diceva Gentiloni lo scorso gennaio) il Governo italiano sembra fare marcia indietro. E il Premier Renzi smentisce le fughe in avanti dei giornali, secondo i quali l’attacco sarebbe prossimo, e parla di “senso di responsabilità nei confronti della Libia” e di “grande cautela”. E anche il Presidente della Commissione Difesa del Senato – Nicola Latorre – smentisce quanto sostenuto dai giornali in questi giorni.

Nel frattempo, il Governo libico di unità nazionale –  fortemente sponsorizzato dal nostro paese – sembra essere solo un miraggio, mentre il paese rimane diviso in due parti – rispettivamente facenti capo a Tobruk e a Tripoli – ciascuna con il proprio Parlamento ed il proprio Esecutivo. Anche l’ex Presidente del Consiglio Romano Prodi si pronuncia contro l’intervento: “la guerra è l’ultima cosa da fare” dichiara il Professore al Tg3, “al momento siamo lontanissimi dall’avere un governo unitario in Libia. Quindi, la guerra, è l’ultima cosa da fare”, dice Prodi, ribadendo la necessità che la richiesta di un intervento parta proprio da un governo nazionale di unità libico.

E anche Angelo del Boca, classe 1925, storico del colonialismo italiano in Africa, si pronuncia decisamente contro l’intervento, sostenendo che sia infattibile l’unità del paese in quanto impossibile “conciliare ciò che pensa Tobruk con ciò che pensa Tripoli”. E rimprovera la coalizione a guida francese che nel 2011 depose Gheddafi “senza una soluzione per il dopo”. Ammonendo l’occidente, e soprattutto l’Italia, che da una “guerra aerea” potrebbe scaturire una “guerra a terra” in cui “non basterebbero 300mila uomini”. L’unica soluzione, sempre secondo Del Boca, sarebbe aiutare la Libia a creare un esercito nazionale.

Ed in questa situazione poco chiara e confusa, la Nato lancia l’allarme: si nasconderebbero alcuni terroristi tra i profughi diretti nel continente europeo. E sempre secondo il sondaggio di Ixè, il 74% degli italiani temerebbe attentati in Europa nei mesi a venire.

Giacomo Pellini

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