L’amore “contro natura” di Alfano-Renzi-Verdini

di Nicola Fratoianni, huffingtonpost – Sulla dicotomia fra natura e cultura si interroga da centinaia di anni la filosofia, con un contributo significativo nelle stagioni più recenti da parte di semiologi e linguisti. Capisco che Alfano non voglia approfondire la questione, studiando l’enorme quantità di carte che alimentano il dibattito e provano a definire il perimetro della cultura come l’insieme di ciò che è permesso o prescritto dalle leggi degli esseri umani, e la natura come tutto il resto che pure c’è ma non è consentito. E tuttavia, l’ingiurioso e volgare “contro-natura” con cui Alfano ha bollato la parte della legge Cirinnà che è stata eliminata, non può essere considerata una “voce dal sen fuggita”, né l’ennesima disattenzione di un uomo maldestro, come i casi Gambirasio e Shalabayeva avevano già evidenziato.

Si tratta piuttosto del manifesto politico del Nuovo Centro Destra, della rivendicazione del peso politico che hanno avuto per approvare una legge discriminatoria e arretrata, figlia di una concezione ideologica per cui le unioni omosessuali siano unioni di second’ordine, per nulla paragonabili al vincolo sacro dell’unione fra uomo e donna.

A questo è servita l’eliminazione del vincolo di fedeltà, a evitare la legittimazione dei sentimenti. Una formula abbastanza ipocrita del tipo “fatelo pure, siate quello che volete essere, ma a casa vostra”. Vorrei essere caritatevole e pietoso con Alfano e per una volta eviterò di commentare le sue dichiarazioni medievali, come mi asterrò dall’evidenziare tutta la sua inadeguatezza al ruolo di Ministro dell’Interno di un qualunque governo, viste le tante mancanze palesate (due casi li ho già citati in premessa), le scorrettezze e le sgrammaticature compiute da Ministro e le opacità di molte storie su cui ci si aspettava qualche spiegazione in più. Vorrei piuttosto concentrarmi sulla svolta epocale di cui parla da due giorni il presidente del Consiglio. Una svolta che non c’è stata, dal momento che tutta la discussione sulla Cirinnà è stata condita da scorrettezze, omofobia, discriminazione, e la fiducia finale su un testo politicamente scarico è l’atto conclusivo che è servito a Renzi per evitare il confronto e la discussione con pezzi del suo partito e con i suoi alleati di governo.

In definitiva, siamo di fronte alla solita e vecchia logica italiana per cui la politica sacrifica la vita delle persone per autotutelarsi, per restare a galla, per acquisire potere. E le avvisaglie però c’erano tutte. In principio Matteo Renzi ha svolto il ruolo da segretario del partito democratico, concedendo la famosa libertà di coscienza ai parlamentari, in particolare sul nodo della stepchild adoption, che come è ovvio, aveva numeri incerti. Successivamente, ha indossato i panni da presidente del consiglio e ha eliminato qualunque possibilità di dibattito alle camere, ha trovato un accordo al ribasso nel suo partito e con gli alleati di governo, e ha posto la fiducia per arrivare allo stesso risultato cui si voleva giungere con la libertà di coscienza.

Una partita truccata dal principio, in sostanza, con buona pace di tutti coloro (Sinistra Italiana inclusa) che avevano dichiarato la propria totale disponibilità ad arrivare ad un accordo che tenesse in conto non la fiducia al governo, ma la fiducia dei migliaia di cittadini che in questo paese vivono nella condizione di invisibilità. E ci sono oggi qualche migliaio di bambini che restano invisibili e senza tutele, cui il governo ha saputo rispondere solo che sono “contro-natura”.

Ha vinto l’amore? Sì, probabilmente. L’amore che è sbocciato fra Renzi e Verdini e che finalmente è giunto a compimento, con l’ingresso in maggioranza di uno dei più fidati consiglieri di Berlusconi negli anni ruggenti. A poco serve, per altro, la consolazione di Andrea Orlando che in una intervista dice che quelli di Verdini sono più a sinistra di Alfano. È fatta. È un governo di centro-sinistra, quindi, con Verdini nel ruolo della sinistra, evidentemente.

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